QUARTIERE

Centro storico

Abitanti 8.000

La città conserva molte architetture religiose: dentro le mura sorgono le chiese più antiche e i monasteri superstiti.

Altre chiese

Architetture civili

Piazza dei Signori e Palazzo dei Trecento

  • Monte di Pietà e Cappella dei Rettori, l’antica sede del Monte di Pietà si trova nell’omonima piazza, dietro al Palazzo del Podestà. Già sede del trecentesco Monte dei Pegni, il palazzo fu ricostruito nel 1462, anno in cui i Francescani proposero l’istituzione del Monte di Pietà, che venne ufficialmente fondata nel 1496 grazie all’interessamento del vescovo Nicolò Franco. All’inizio del XVI secolo l’edificio fu ingrandito, andando ad inglobare l’odierna chiesa di Santa Lucia e, successivamente (1561), la chiesa di San Vito. Gli ultimi interventi si ebbero nel Settecento, sicché attualmente il palazzo e le due chiese si presentano come un unico complesso con tanto di porticato in comune. A partire dall’inizio del XIX secolo, l’istituzione incominciò ad essere malvista dalle autorità francesi prima e austriache poi. Per le pesanti imposte, il Monte di Pietà abbandonò il progetto di ulteriori ampliamenti e, anzi, ridusse notevolmente la sua attività, tant’è che, nel 1822, veniva convertito in cassa di risparmio (la futura Cassamarca). All’interno si trova la cappella dei Rettori, pregevole ambiente che conserva affreschi del Fiumicelli, tele del Pozzoserrato e cuoi di Cordova. Il tema delle decorazioni alludono al soccorso e all’indulgenza. Dal dicembre 2004 il Monte di Pietà è stato acquistato dalla Fondazione Cassamarca. Attualmente ospita uffici di UniCredit e alcuni esercizi pubblici[24][25].

La Loggia dei Cavalieri

  • Loggia dei Cavalieri, simbolo del potere politico assunto da nobili e cavalieri nel periodo del Libero Comune, la Loggia dei Cavalieri è un esempio di romanico trevigiano con influssi dell’eleganza bizantina. Fu costruita sotto la podesteria di Giacomo da Perugia (1276) come luogo di convegni, conversazioni, giochi.
  • Piazza Rinaldi, deve il proprio nome ai tre palazzi che vi si affacciano, nei secoli residenze della famiglia Rinaldi. Il più antico risale al duecento, quando la famiglia, sfuggita al Barbarossa, era appena giunta a Treviso. Il secondo palazzo, decorato con curiosi archi ogivali inflessi in una loggia al primo piano, è di epoca quattrocentesca. Il terzo e ultimo palazzo fu costruito nel XVIII secolo. Nella piazza vi era una “stazione di posta”. All’inizio del Novecento divenne luogo di mercato e di incontro.
  • Ponte de Pria, (ponte di pietra) è un ponte addossato alle mura, nel luogo in cui il Botteniga entra in città e si divide nei diversi cagnani. Qui vi sono delle chiuse, ideate da fra’ Giocondo per inondare i dintorni di Treviso a scopo difensivo.

Riviera Garibaldi, vista dell’ex ospedale e del Ponte.

Palazzi di Treviso

Architetture militari

Il centro storico è ancora parzialmente racchiuso dalla cinta muraria costruita nel 1509 in vista della guerra della Repubblica di Venezia contro la lega di Cambrai. Oltre alla costruzione di imponenti mura bastionate e la deviazione di parte del fiume Botteniga, il progetto del frate Giovanni Giocondo, cui il Consiglio dei Dieci aveva affidato le opere di fortificazione, comportò anche l’abbattimento di diversi edifici, tra i quali parte dell’antico santuario di Santa Maria Maggiore[26].

Alle tre porte di seguito citate si aggiunsero, nella seconda metà del XX secolo, numerosi varchi.

Porta San Tommaso

  • Porta Santi Quaranta, garantiva l’accesso da Ovest, è intitolata ai Quaranta martiri di Sebaste, soldati cristiani che, durante la persecuzione di Licinio in Armenia, si rifiutarono di onorare degli idoli e furono per questo puniti con l’assideramento e il rogo. In periodo risorgimentale la porta assunse il nome di Porta Cavour (la strada che dalla Porta va verso piazza dei Signori, si chiama tuttora “Borgo Cavour”), per poi tornare all’originaria denominazione. La costruzione è a pianta quadrata e la facciata, in pietra d’Istria, con tre archi di cui quello centrale più ampio sopra il quale spicca il leone marciano.
  • Porta Altinia, il nome della porta, che si rivolge a levante è legato alla città romana di Altino, dalla quale si poteva giungere attraverso l’attuale provinciale “Jesolana”. Fu realizzata nel 1514 accanto a una precedente porta medievale di cui sussistono le volte. Il suo aspetto, con mattoni a vista e poche decorazioni in pietra, è decisamente più sobrio rispetto alle altre due porte. La parte superiore è sagomata a mo’ di torrione con ampi finestroni sulle facciate interna ed esterna, mentre i fronti laterali presentano ancora i fori delle cannoniere.

Canali

Treviso è bagnata da diversi canali, tutti originati dalla divisione in rami (detti “cagnani“) del Botteniga. Il fiume entra in città passando sotto il “Ponte de Pria” (Ponte di Pietra) in corrispondenza del quale vi sono delle chiuse, ideate e fatte costruire da Fra’ Giocondo. Altri due rami del Botteniga costeggiano le mura cittadine per immettersi poi, come i “cagnani“, nel fiume Sile che lambisce il lato sud del centro storico.

Il Cagnan Medio o canale dei Buranelli, è una delle più pittoresche diramazioni del Botteniga che caratterizzano il centro storico. Il toponimo si riferisce ad uno dei ponti che attraversa il corso d’acqua, detto appunto ponte dei Buranelli, nei pressi del quale si trova tuttora un edificio cinquecentesco un tempo dimora e magazzino di commercianti provenienti dall’isola lagunare di Burano.

  • 

Il Cagnan della Roggia o Siletto


;
  • 

Cagnan Grando all’altezza della Pescheria


;
  • 

Molino sul Cagnan Grando


;
  • 

Le chiuse del Sile al ponte San Martino;
  • La fontana dell’Ospedale di Santa Maria dei Battuti.

Fontane

Già bel XIV secolo il poeta fiorentino Fazio degli Uberti, nel suo Dittamondo, cantava “le chiare fontane” di Treviso ed il “piacer d’amor che quivi è fino“. L’Abate Bailo, nella propria guida della città del 1872, loda la purezza delle acque di Treviso, al punto da scrivere: “quest’acque meritano che il forestier le gusti, né si dirà di conoscere Treviso, se non si sono gustate le sue acque[27].

Le trentatré fontane tutt’oggi presenti all’interno delle mura vennero installate, ad esclusione delle fontane di piazza S. Vito e piazza S. Leonardo e della particolare fontana delle Tette, per motivi di utilizzo domestico. Il rapporto con gli abitanti della via o della piazza era quotidiano e cadenzato dagli eventi legati allo svolgersi della giornata (pranzo, cena, pulizie…).

Tra le fontane della città si possono ricordare: