Piano d’azione per l’energia sostenibile

Logo con scritta Patto dei SindaciIl Comune di Treviso, aderendo al Patto dei Sindaci (Delibera di Consiglio Comunale n.38 del 27 luglio 2011), si è impegnato a ridurre le emissioni di anidride carbonica almeno del 20% entro l’anno 2020.
Questo impegno formale verrà perseguito attuando il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES).

 

 

Il PAES, approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale (D.C.C. n.37, del 25.7.2012), prevede 29 azioni, attuando le quali si dovrebbe ottenere una riduzione delle emissioni di CO2 di quasi 60.000 tonnellate; la qual cosa permette a questo Comune di rispettare l’obiettivo finale di riduzione del 20% di CO2, rispetto all’anno di riferimento che nel nostro caso è l’anno 2006.

Le aree di intervento prioritarie nonché le tendenze e le sfide principali possono essere riassunte con seguente tabella che tenta di classificare le azioni riguardanti la produzione di CO2 rispettivamente delle fonti fisse e delle fonti mobili.

tabella

La classificazione appare importante per avere una visione di quello che si potrà fare, in futuro, per ridurre ulteriormente non solo la produzione di CO2 ma anche quella di tutti gli altri rifiuti gassosi che ammorbano l’aria dell’intera Valle Padana, ambito chiuso, privo di ricambio d’aria, della quale il Comune di Treviso fa parte.

Negli edifici e nei processi industriali si ha infatti consumo di energia termica ed elettrica. Tali energie sono tipicamente prodotte mediante l’impiego di «energia solare fossile» (combustibili) in tutte le sue svariate forme e tipologie. In questo settore quel che si potrebbe fare, ad esempio, per il centro storico (che è quasi interamente sottoposto a vincoli e quindi difficilmente ristrutturabile sotto il profilo energetico), è immaginare la costruzione di una o più centrali geotermiche ed il ripristino dei vecchi salti d’acqua trasformandoli in moderne ed efficienti centraline idroelettriche in grado di fornire l’energia necessaria alla sua sopravvivenza ed evitando, nel contempo, la produzione delle attuali, rilevanti, quantità di rifiuti gassosi.

Per quanto riguarda invece la possibilità che l’edilizia popolare apporti il suo contributo alla riduzione della CO2 e degli altri inquinanti dell’aria, si è aperto un dibattito circa l’opportunità di convertire in ESCo (Energy Service Company)le attuali, obsolete forme di gestione dei patrimoni immobiliari pubblici e privati.

Nelle fonti mobili attualmente si riscontra quasi esclusivamente consumo di energia solare fossile (carburanti). Infatti, in questo settore non vi è consumo di energia elettrica e quindi, in futuro, bisognerà provvedere ad incrementarne l’impiego (da parte delle fonti mobili), in special modo di quella prodotta da fonti pulite. Una soluzione potrebbe essere quella di incentivare in ogni modo gli attuali fornitori ad infrastrutturare la città ed i luoghi attrattori di traffico, mediante l’installazione diffusa di colonnine elettriche polifunzionali.

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