Situazione Influenza Aviaria nei territori dei Comuni dell’Az. ULSS 9 di Treviso

Il Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda ULSS 9 di Treviso mette a dispoisizione il sito www.infoaviaria.it.
Inoltre in riferimento a numerose richieste da parte dei Sindaci dei Comuni del territorio dell’Az. ULSS 9, riguardanti diversi aspetti collegati all’emergenza Influenza aviaria, il Dipartimento di Prevenzione comunica quanto segue:


  1. il Ministero della Salute ha emanato l’O.M. 26 agosto 2006 modificata dalle O.O.M.M. 19 e 22 ottobre 2006 con la quale sinteticamente si prevede che tutte le aziende che detengono volatili a qualsiasi titolo siano censite e che quelle con numero di volatili superiore a 250 capi vengano registrate nella Banca Dati Nazionale dell’anagrafe degli allevamenti. Sulla base di questa previsione sono attualmente registrati nella banca dati di questa azienda 509 allevamenti, comprendenti gli allevamenti rurali con pochi capi e quelli industriali che allevano avicoli da carne e galline ovaiole,
  2. i soggetti facenti capo alla filiera rurale (svezzatori, commercianti, responsabili dell’incubatoio) sono tenuti a comunicare con cadenza almeno mensile i dati relativi alla tracciabilità degli avicoli ricevuti o ceduti,
  3. gli allevamenti a carattere industriale sono stati oggetto di verifica per quanto riguarda il rispetto delle misure minime di biosicurezza, ai sensi del Decreto Dirigenziale Regione Veneto n. 311, del 15 giugno 2005,
  4. è stato effettuato nel corso del 2005 sul territorio di questa azienda un monitoraggio sierologico su avicoli presenti negli allevamenti di varie specie e tipologia i cui risultati sono stati pubblicati nel sito aziendale www.infoaviaria.it. Questo monitoraggio prosegue anche per il 2006,
  5. a seguito del recente ritrovamento di volatili selvatici colpiti dal virus H5N1 nel nostro Paese e dall’aumento dello stato di preoccupazione nella popolazione, questo Servizio ha dato massima priorità alle attività territoriali legate a segnalazioni di volatili morti. A tal fine è stata redatta una nota per chiarire quali siano le specie attualmente considerate “a rischio” e le situazioni che meritano di essere considerate, al fine di ottimizzare le risorse anche di tipo laboratoristico.
  6. la sezione diagnostica dell’IZS di Treviso si è fatta carico di una notevole mole di lavoro riguardante l’esame anatomo patologico di molti animali ritrovati morti sul territorio ed in  alcuni casi anche di specie non considerate bersaglio, come passeriformi, rapaci e piccioni.
  7. secondo quanto facilmente prevedibile dopo la forte pressione mediatica e le notizie di nuove positività nei volatili selvatici di Paesi come l’Austria, la Slovenia, la Germania e la Francia, la popolazione ha risposto in modo massiccio segnalando dal giorno 13 febbraio al nostro Servizio decine e decine di casi di ritrovamento di volatili morti. Mediante una valutazione del rischio sono stati selezionati i casi che potevano anche debolmente avere attinenza con la malattia intervenendo con il recupero delle carcasse e degli animali sintomatici,
  8. tutti gli esami di laboratorio riguardanti uccelli inviati presso l’IZS di Treviso finora effettuati sono stati prontamente (max 36 ore) registrati e comunicati al Servizio veterinario competente; alla data odierna, non vi sono casi di positività per virus dell’Influenza aviaria,
  9. a seguito dell’emanazione dell’O.M. 7 dicembre 2005 che non inseriva le Provincie di Belluno e Treviso tra le zone a rischio elevato, nelle quali predisporre misure speciali per l’allevamento all’aperto, sono state fornite in tutte le sedi (istituzionali, dei media e nel sito aziendale) indicazioni riguardanti la protezione degli avicoli allevati a livello rurale anche amatoriale,
  10. a seguito dell’emanazione del D.G.R. 041 del 7 febbraio 2006, questo Servizio ha fornito all’Unità di Progetto regionale la valutazione di rischio per le zone umide della Provincia di Treviso sulla base della situazione logistica (presenza di fiumi, laghi naturali ed artificiali, stagni ecc.) e delle osservazioni delle specie selvatiche recettive, così come indicato dalla Nota Ministero Salute del 11 novembre 2006.

Elenco delle principali zone umide della Provincia di Treviso



  • Laghi della valle Lapisina, a nord di Vittorio Veneto (Lago Morto, Lago S. Croce) e bacino sottostante (laghetti di Savassa),
  • Vasche di Bibano a Godega S. Urbano con zone umide fino a Campomolino (Zona  tra Gaiarine e Prtobuffolè-Mansuè) con laghetti e asta del Livenza,
  • Fiume Monticano (da Conegliano a Moltta di Livenza),
  • Zona del Livenza da Sacile a Caorle con zone umide nei pressi dei Boschi di Cavalier (Gorgo al Monticano e Cessalto),
  • Lago di Pradella a Nord di Conegliano,
  • Laghetti di Pederobba (golf Club),
  • Fontane bianche di Lancenigo (Zona Nord di Treviso),
  • Cave di Paese (7 Cave con acque superficiali)
  • Sorgenti del Fiume Storga,
  • Cava di Mosole a Lovadina,
  • 40 km asta del fiume Sile (Tra Vedelago e Portegrandi)
  • Il Piave tra Vidor e Jesolo
  • Bonifica di Ca’ Tron in comune di Roncade,
  • Cave di Marocco a Mogliano.

Principali specie ornitiche presenti nelle zone umide


Nei siti sopra citati sono presenti uccelli acquatici censiti. Sono presenti in abbondanza Tuffetti, Airone cenerino e bianco maggiore, Garzetta, Cigno reale, Gabbiano comune e Gabbiano reale.
Gli anatidi costituiscono la terza categoria per abbondanza nelle varie zone umide e sono in aumento (1° censimento inverno 2004 erano 1036 individui, 2° nel 2005, 1515), incremento dovuto ad una presenza di 500 individui di Germano reale nella media zona del Piave (zona ZRC gestita dalla Provincia). Il Germano reale è comunque la specie maggiormente rappresentata (media 988 individui) con individui che sono il frutto di incroci con anatre domestiche che stanno assumendo sempre più caratteri di selvaticità.
Si ha svernamento costante di circa 100 esemplari di Moretta e di altri 100 di Moriglione. (Moretta presente lungo il corso del Sile e nei laghi della Val Lapisina).
500 individui di Cormorano svernano nel Laghetto di Quinto e presso i laghetti Verdi a confine tra Silea e Casier.
Altri dormitori di Cormorani sono segnalati nella cava Beton dell’Aeroporto di Treviso e a Lughignano, Laghetti verdi di Silea, Casier, cave di Casale, Fontane di Fontigo a Falzè di Piave).
Complessivamente le specie acquatiche “sensibili” nidificanti in Provincia di Treviso sono risultate il Tuffetto, la Garzetta, l’Airone cinerino, la Cicogna bianca, il Cigno reale, la Marzaiola, la Moretta, il Porciglione, la Gallinella d’acqua, la Folaga, il Cormorano, il Gabbiano.
Tratto dalla Relazione a cura di F. Mezzavilla, K. Bettiol, L. Bonato (Associazione Faunisti Veneti, Censimento degli uccelli nidificanti e svernanti nelle zone umide della provincia di treviso – anno 2004).
Alla luce della situazione dei selvatici (diffusione a macchia del Germano reale e di altri antidi che potrebbero avere un ruolo nella diffusione di virus da animali selvatici) per tutta la Provincia di Treviso (sarebbe meglio per tutta la regione) è opportuna l’emanazione di una specifica ordinanza che vieti l’allevamento rurale all’aperto ed imponga a tutte le strutture con più di 250 capi (es fagiani, quaglie, agriturismi) la copertura delle zone di alimentazione con tetti rigidi e del resto della struttura con reti antipassero.


Alcuni Comuni hanno inoltrato richieste di chiarimento allo scrivente Servizio sul ruolo dei piccioni. Si precisa che non vi sono segnalazioni della letteratura scientifica relative ad un ruolo importante di questa specie nella trasmissione della suddetta malattia. Il colombo è scarsamente sensibile ai virus dell’ Influenza Aviaria e non gioca, al contrario delle specie acquatiche come le anatre e le oche, un ruolo importante come serbatoio di virus aviari (ospite asintomatico). La specie può comunque veicolare virus aviari da focolai in atto mediante trasferimento passivo, alla stregua di altri animali compreso l’uomo.


Per quanto concerne altre patologie trasmissibili dal colombo all’uomo, ve ne sono alcune soggette a denuncia per le quali vi anche l’obbligo di comunicazione al responsabile di igiene umana. È il caso dell’Ornitosi (Psittacosi) che provoca una grave ma fortunatamente rara patologia polmonare dell’uomo. Altre malattie trasmissibili sono le Salmonellosi batteriche che provocano nell’uomo essenzialmente sintomatologia gastro intestinale per contaminazione orofecale. Sono state segnalate in letteratura altre malattie batteriche trasmissibili quali la Nocardiosi, protozoarie quali la Toxoplasmosi o fungine ad es. la Criptococcosi. Il grado di pericolosità del Colombo di città per la salute umana sembra comunque molto basso. Recentemente due ricercatori dell’Università di Basilea, Daniel Haag-Wackernagel e H.Moch, in un articolo di prossima pubblicazione sulla rivista medica Journal of Infection (editore Elsevier) hanno passato in rassegna la letteratura italiana, francese, tedesca e inglese sulla trasmissione di malattie dal Colombo di città (Feral Pigeon) agli esseri umani acquisendo anche dati più recenti dal database sanitario “PubMed”. Dall’analisi di 77 studi epidemiologici effettuati su popolazioni di Colombo di città presenti in 60 aree urbane e regioni, è emerso che su un totale di 60 organismi patogeni (di cui 5 virus, 9 batteri, 45 funghi e 1 protozoo) trasmissibili dal Colombo di città all’uomo, soltanto 7 di essi hanno trasmesso malattie all’uomo. In un periodo di tempo pari a 60 anni e compreso tra il 1941 e il 2003, si sono verificati in totale solo 176 casi documentati di trasmissione di patologie dai Colombi di città agli esseri umani. Tra di essi, solo un caso di Salmonellosi e un caso di Toxoplasmosi.



Per quanto di mia conoscenza, in un solo comune in Italia (Venezia) è attiva un’ordinanza per il contenimento, mediante abbattimento selettivo delle colonie di colombi. Per molte altre municipalità sono state attivate iniziative riguardanti la corretta educazione alla popolazione sull’igiene e sulla sicurezza sanitaria.


Alcuni comuni hanno promosso campagne informative attraverso gli organi di stampa, televisivi, opuscoli informativi, per la cittadinanza e i ragazzi nelle scuole sulla presenza degli animali in città ed in particolare  sul fenomeno dei colombi, considerando i rischi legati alla loro proliferazione incontrollata.


Le misure che normalmente vengono impiegate per prevenire e ridurre il fenomeno, sono:



  1. l’installazione di dissuasori meccanici e reti di plastica atte ad impedire l’appoggio e la nidificazione dei colombi. Queste misure vengono prese anche con il contributo delle amministrazioni, laddove sia necessario proteggere i monumenti dall’imbrattamento fecale es. comune di Padova, sensibilizzando anche gli altri Enti Pubblici presenti sul territorio, ad adottare le stesse misure, 
  2. promozione nell’ambito dei Piani Regolatori di modifiche al regolamento edilizio, in modo da indicare ai proprietari di casa e alle imprese edili, le norme da rispettare atte prevenire la formazione di eventuali siti idonei alla nidificazione, 
  3. ad impedire con apposite ordinanze la somministrazione di alimenti ai colombi di città e ad obbligare le attività quali i depositi di granaglie, i mulini, le aziende agricole che stoccano alimenti per animali di dotarsi degli opportuni dispositivi per impedire l’accesso dei colombi all’alimento.

Le associazioni legate alla protezione degli animali contribuiscono in molti casi al censimento delle colonie e sono stati avviati degli interventi sperimentali per l’immissione di uccelli rapaci nel territorio.


Sicurezza consumo di carni avicole.


L’influenza aviaria è una malattia virale. Il nome deriva dall’animale ospite del virus influenzale, in questo caso i volatili. Colpisce perlopiù gli uccelli selvatici che fungono da serbatoio e possono eliminarlo attraverso le feci. Solitamente tali uccelli non si ammalano, ma possono essere molto contagiosi per gli uccelli domestici come polli, anatre e tacchini, animali da cortile con cui gli uomini entrano in contatto con maggiore facilità.
I virus che causano l’influenza aviaria sono di diverso tipo: al momento, quello che suscita maggiori preoccupazioni, avendo causato diversi casi di malattia, anche mortale, nell’uomo, è il virus A/H5N1.
Questo virus può sopravvivere nei tessuti e nelle feci degli animali infetti per lunghi periodi, soprattutto a basse temperature (oltre 4 giorni a 22°C e più di 30 giorni a 0°C). Al contrario, esso è sensibile all’azione del calore (almeno 70°C) e viene completamente distrutto durante le procedure di cottura degli alimenti.
Al momento, la sua trasmissione è stata dimostrata soltanto da animali infetti all’uomo a seguito di contatto stretto con volatili vivi infetti: nei Paesi con focolai di virus di influenza aviaria H5N1 non è stata dimostrata alcuna evidenza di trasmissione dell’infezione da uomo a uomo, né di trasmissione attraverso il consumo di pollame o uova.
L’uomo può, quindi, infettarsi con virus dell’influenza aviaria a seguito di contatti con animali infetti, con le loro deiezioni o con i resti di macellazione.
La trasmissione diretta dagli uccelli selvatici all’uomo non è stata osservata; è necessario che il virus si trasmetta dal selvatico al domestico per acquisire capacità di trasmettersi all’uomo.
Le persone più esposte al rischio sono, quindi:



  • persone che, per attività lavorativa, sono a contatto con animali infetti;
  • persone “conviventi” con animali infetti nel loro ambiente naturale, così come i lavoratori di allevamenti intensivi;
  • persone che per cultura e tradizioni alimentari consumano carni e/o sangue di animali infetti non cotti;
  • persone che vivono in condizioni igienico sanitarie precarie e che consumano acque contaminate da liquami.

Per quanto riguarda i consumatori le raccomandazioni (valide, comunque, per la prevenzione delle malattie veicolate dagli alimenti) sono le seguenti:



  1. comprare pollame garantito per origine e provenienza;
  2. leggere con attenzione l’etichetta per controllare provenienza, data di scadenza e temperatura di conservazione consigliate dall’azienda produttrice;
  3. assicurarsi che la cottura della carne sia completa.

Indipendentemente dall’influenza aviaria, inoltre, è importante seguire anche questi accorgimenti:



  1. tenere la carne a temperatura ambiente il meno possibile prima di collocarla nel frigorifero o nel freezer;
  2. separare nel frigo gli alimenti crudi da quelli cotti per evitare contaminazioni incrociate con altri cibi;
  3. lavarsi accuratamente le mani dopo aver toccato alimenti crudi;
  4. lavare sempre con sapone gli utensili e le superfici della cucina.

In ogni caso i meccanismi di etichettatura e tracciabilità delle carni avicole, nonché il ritiro delle stesse in caso di necessità, rendono assolutamente sicuro il cibo che mangiamo. Nello specifico del territorio dell’AULSS n. 9, dal settembre 2005 a gennaio 2006, il Servizio Veterinario ha effettuato n. 242 controlli con esito negativo su aziende che producono, trasformano, commercializzano ed utilizzano carni avicole.


E’ bene comunque, invitare i cittadini prima di tutto alla lettura di fonti scientifiche certe, come il materiale informativo che il Ministero della Salute ha predisposto per la popolazione e dal quale sono state tratte le considerazioni sopraesposte.


Infine, è bene ricordare che l’allarme suscitato dal timore di una pandemia dimostra sempre più, non solo l’importanza di diffondere una corretta informazione scientifica nel settore alimentare, ma, altresì, la necessità di non creare tra i consumatori ingiustificati timori, responsabili di gravi perdite e conseguente disoccupazione in interi settori dell’economia.


Nota ai Sindaci 1 (in formato pdf)


Nota ai Sindaci 2 (in formato pdf)


Nota ai Sindaci 3 (in formato pdf)


Data ultima modifica: 13/03/2006