SI RACCOMANDA DI RECARSI PRESSO GLI UFFICI COMUNALI SOLO PER INDEROGABILI URGENZE
ORARIO DEGLI UFFICI COMUNALI

SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE E BIOEDILIZIA

COMUNE DI TREVISO
– REGOLAMENTI –

SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE E
BIOEDILIZIA

Regolamento per la sostenibilità ambientale e la
bioedilizia

CAPO I – GENERALITA’ 2

Art. 1 – Campo d’applicazione. 2

CAPO II – CERTIFICAZIONE ENERGETICA
E MANUTENZIONE DEL FABBRICATO  3

Art. 2 – Certificazione energetica. 3

Art. 3 – Fascicolo immobiliare. 3

Art. 4 – Piano di manutenzione
programmata. 4

CAPO III – MICROCLIMA ESTERNO. 4

Art. 5 – Analisi preliminari del
sito. 4

Art. 6 – Soleggiamento. 5

Art. 7 – L’effetto “isola di
calore”. 5

Art. 8 – Qualità delle
pavimentazioni scoperte. 6

Art. 9 – Albedo. 6

Art. 10 – Ombreggiatura ed
evaporazione. 6

Art. 11 – Movimento acque superficiali 6

Art. 12 – Compostaggio domestico. 6

CAPO IV – CONTENIMENTO ENERGETICO. 7

Art. 13 – Isolamento termico degli
edifici 7

Art. 14 – Centrali termiche. 7

Art. 15 – Impianti di
raffrescamento. 7

Art. 16 – Regolazione locale delle
temperature dell’aria. 8

Art. 17 – Sistemi di ventilazione
meccanica controllata. 8

Art. 18 – Impianti a biogas. 8

Art. 19 – Illuminazione artificiale
interna. 8

Art. 20 – Schermature. 9

Art. 21 – Ventilazione. 9

Art. 22 – Produzione di energia
idroelettrica. 9

Art. 23 – Produzione di energia
elettrica con pannelli fotovoltaici 10

Art. 24 – Fonti energetiche
rinnovabili 10

Art. 25 – Serre solari 10

Art. 26 – Geotermia a bassa
entalpia. 11

Art. 27 – Green roof o tetto verde. 11

Art. 28 – Pareti verdi 11

CAPO V – MATERIALI EDILI IMPIEGATI. 12

Art. 29 – Utilizzo dei materiali
ecosostenibili 12

Art. 30 – Criteri di individuazione
dei materiali da costruzione. 12

Art. 31 – Tutela dall’amianto. 13

Art. 32 – Utilizzo di materiale a
basso rilascio di fibre minerali ed emissione VOC. 13

CAPO VI – CONSUMI D’ACQUA. 13

Art. 33 – Riduzione del consumo di
acqua potabile. 13

Art. 34 – Il recupero e il
riutilizzo delle acque meteoriche. 14

Art. 35 – Il riutilizzo delle acque
reflue. 14

Art. 36 – La tutela delle acque
sotterranee. 15

CAPO VII – INQUINAMENTO ACUSTICO E
LUMINOSO. 15

Art. 37 – Riduzione
dell’inquinamento acustico. 15

Art. 38 – Riduzione
dell’inquinamento luminoso. 16

CAPO VIII – INQUINAMENTO
ELETTROMAGNETICO. 16

Art. 39 – Inquinamento
elettromagnetico. 16

Art. 40 – Riduzione
dell’esposizione a campi elettromagnetici ad alta frequenza. 17

Art. 41 – Riduzione
dell’esposizione a campi elettromagnetici a bassa frequenza. 17

Art. 42 – Riduzione dei campi
magnetici generati da sorgenti interne all’edificio. 17

CAPO IX – ATTIVITÀ DI CANTIERE. 18

Art. 43 – Organizzazione del
cantiere. 18

CAPO X – INTERVENTI PUBBLICI. 18

Art. 44 – Illuminazione pubblica. 18

Art. 45 – Parcheggio pubblico. 18

NOTE:. 19

 

CAPO IGENERALITA’

Art. 1 – Campo d’applicazione

Le disposizioni contenute nel presente Regolamento attengono
a tutte le istanze volte alle richieste di trasformazioni urbanistico ed
edilizie.
Le presenti norme trovano applicazione per tutti i procedimenti avviati
successivamente alla data di entrata in vigore del presente regolamento di
“Sostenibilità Ambientale e Bioedilizia”.
In caso di contrasto tra le norme del presente Regolamento e la normativa del
PRG, “Norme Tecniche di Attuazione” e “Regolamento edilizio”, troverà
applicazione la fonte di rango superiore e cioè quella dello Strumento
urbanistico generale vigente.
Per tutti gli aspetti disciplinati dal presente regolamento, privi di valenza
prescrittiva, devono intendersi aventi valenza indicativa in quanto rientranti
nell’ambito delle misure volontarie di libera iniziativa da parte dell’istante;
mentre per quelli aventi valenza prescrittiva, tutti gli interventi di
trasformazione urbanistico ed edilizia dovranno trovare coerente attuazione,
pena l’applicazione delle eventuali sanzioni amministrative, se previste,
ovvero il diniego della relativa istanza in sede amministrativa.
Sono pertanto cogenti i seguenti articoli del presente Regolamento: artt.: 1,
2, 5, 14, 15, 16, 19, 23, 24, 44, 45.

CAPO II
CERTIFICAZIONE ENERGETICA E MANUTENZIONE DEL FABBRICATO

Art. 2
– Certificazione energetica

Per tutti gli interventi edilizi è richiesta dalle
disposizioni legislative vigenti la certificazione energetica dell’edificio.
La certificazione energetica può essere redatta dai professionisti iscritti
agli Ordini o Collegi professionali, abilitati all’esercizio della professione
purché non abbiano preso parte direttamente o indirettamente alla progettazione
o realizzazione dell’edificio da certificare e che non siano collegati con i
produttori dei materiali e dei componenti utilizzati.
Alla scadenza del 10° anno di validità dell’attestato della certificazione
energetica, fermo restando quanto stabilito dai disposti di legge, necessita
effettuare una analisi accurata sullo stato di efficienza degli impianti di
riscaldamento e raffrescamento attraverso un check-up energetico dell’edificio,
anche mediante un’analisi termografica o attraverso indagine capace di valutare
le prestazioni energetiche dell’edificio sulla base degli effettivi consumi di
energia elettrica e termica.

Art. 3
– Fascicolo immobiliare

Per tutti gli interventi di cui all’art. 42 del Regolamento Edilizio, sia pubblici
che privati, è fatto obbligo di
predisporre il Fascicolo immobiliare, in
ottemperanza alla indicazioni fornite dal Ministero dell’Economia e delle
Finanze con la circolare n. 16063 del 2010.
Il fascicolo immobiliare dovrà rispettare quanto indicato dalle linee guida
dalla circolare stessa.
Detto “fascicolo immobiliare” dovrà assumere la valenza di documento
dell’immobile, e cioè una vera e propria carta d’identità dell’edificio, nel
quale dovranno essere riportati tutti i dati relativi al corpo di fabbrica, tra
i quali in particolare: gli estremi del permesso di costruire, gli eventuali
ampliamenti, o ristrutturazioni, nonché le registrazioni degli interventi di
manutenzione ordinaria e straordinari, oltre a tutte le indicazioni attinenti
all’impiantistica del fabbricato sia che riguardino gli interventi interni
all’unità edilizia sia che riguardino l’impiantistica del condominio.
La predisposizione di questa documentazione, che richiede necessariamente il
suo costante aggiornamento e che dovrà essere custodito unitamente al rogito di
acquisto, consentirà di conoscere lo stato di salute di un edificio.
In particolare il fascicolo immobiliare dovrà contenere:
– gli atti inerenti il titolo di proprietà;
– copia dei titoli abilitativi (ovvero eventuale concessione in sanatoria)
attestanti la legittimità dello stato di fatto;
– certificazione di agibilità o abitabilità;
– accatastamento dell’immobile;
– attestati di conformità’ degli impianti, con eventuale nulla osta dei VV.FF.,
se dovuto;
– scheda descrittiva delle eventuali parti comuni, ed il relativo regolamento
di condominio;
– elenco degli interventi di manutenzione effettuati;
– eventuali atti o decreti di vincolo ai sensi del Codice dei beni culturali e
del paesaggio;
– Progetto delle strutture;
– Progetto degli impianti;
– Collaudo statico;
– Fascicolo con le caratteristiche dell’opera (D.Lgs 81/2008);
– Certificazione energetica prevista dall’art 6 del D.Lgs. 192/05.
Tale documento dovrà essere
presentato ogni qualvolta vengano eseguiti interventi di cui all’art.24, del
DPR 380/2001. La presentazione del fascicolo dovrà avvenire su supporto
informatico e consegnato, all’Amministrazione Comunale, dal richiedente
dell’istanza di agibilità, costituendo la

base per un
futuro archivio dei fabbricati. Il supporto informatico dovrà contenere tutti i
documenti sopra elencati, che ne costituiscono parte integrante, compresi gli
elaborati grafici di progetto.
Il Fascicolo immobiliare dovrà essere sottoposto ad aggiornamento ogni
qualvolta venga modificata la sopra elencata documentazione. Spetta al
proprietario dell’immobile, provvedere all’aggiornamento dello stesso. In caso
di inottemperanza verranno applicate le sanzioni di cui all’art. 124 del
Regolamento edilizio.

Art. 4
– Piano di manutenzione programmata

Il fascicolo immobiliare, di cui al precedente articolo,
dovrà contenere anche un “Piano di manutenzione programmata” dell’edificio, nel
quale dovranno essere riportate tutte le scadenze per le quali è prevista una
attività manutentiva volta a tenere in efficienza il corpo di fabbrica e le sue
componenti anche impiantistiche dell’edificio.
La possibilità di programmare la manutenzione delle strutture edilizie e degli
impianti tecnologici, assieme agli interventi di miglioramento energetico,
consentirà: di migliorare la qualità dell’immobile, di evitare un degrado
irreversibile dello stesso, di abbattere i costi di gestione dell’immobile e
gli oneri energetici, oltre a garantire la sicurezza dell’abitare.
Il Piano di manutenzione programmata, soprattutto se integrato con un sistema
di monitoraggio computerizzato, può rappresentare uno strumento operativo di
grande efficacia nella gestione dell’attività di manutenzione dell’edificio ed
un controllo e monitoraggio dei consumi energetici.
Nel Piano di manutenzione verranno inoltre registrate tutte le modifiche che
alterano la configurazione originaria dell’immobile, con particolare
riferimento alle componenti statiche, funzionali ma soprattutto impiantistiche.

CAPO III
MICROCLIMA ESTERNO

Art. 5 – Analisi preliminari del sito

Per gli interventi edilizi, sia pubblici che privati, devono
essere effettuate preventivamente le analisi degli elementi ambientali che
condizionano le scelte progettuali, volte al contenimento energetico
dell’edificio, e finalizzate a perseguire il soddisfacimento delle esigenze di
benessere termoigrometrico sia in regime invernale che in quello estivo.
Per gli interventi di nuova costruzione e di ristrutturazione edilizia, a
corredo degli elaborati di progetto, è necessaria anche la redazione di una
relazione descrittiva del sito, e di un congruo intorno su cui insiste il corpo
di fabbrica da realizzarsi, in cui dovranno essere riportati ed analizzati i
dati attinenti la localizzazione geografica dell’intervento, le caratteristiche
fisiche del sito, lo stato della vegetazione esistente, il soleggiamento, e
l’eventuale disponibilità di fonti energetiche alternative come da seguenti articoli.
Al fine di promuovere una progettazione in grado di recuperare, in forma
“passiva”, la maggior parte dell’energia necessaria a garantire le migliori
prestazioni per i diversi usi finali, quali riscaldamento, raffrescamento,
illuminazione, si dovrà privilegiare prioritariamente l’integrazione tra
l’ambito di pertinenza dell’edificato e l’involucro del corpo di fabbrica, per
poi compiere le scelte di carattere tecnologico – impiantistico sulla base
delle analisi preliminari del sito e del relativo soleggiamento.
Una corretta progettazione degli immediati intorni all’edificio (lay-out
urbano), può risultare determinante sulle risultanze finali di un intervento
“sostenibile”.

Art. 6
– Soleggiamento

La progettazione edilizia e/o urbanistica per interventi di
nuova costruzione e di ristrutturazione dovrà essere corredata da un’analisi
del diagramma solare e delle ombre prodotte dalle strutture esistenti limitrofe
o dalla vegetazione esistente.
Le analisi dei livelli di illuminamento naturali presenti nell’area devono
essere funzionali al fine di orientare le scelte su collocazione, orientamento,
forma e distribuzione degli edifici di progetto in relazione al contesto,
finalizzate a garantire un accesso ottimale alla radiazione solare, compresi
gli impianti solari di progetto, in modo che la massima quantità di luce
naturale risulti disponibile anche nella giornata del solstizio invernale.
Le facciate degli edifici di progetto orientate ad ovest dovranno essere
opportunamente schermate per limitare l’eccessivo apporto di radiazione solare
estiva, garantendo comunque una sufficiente illuminazione naturale.

Art. 7
– L’effetto “isola di calore”

L’effetto “isola di calore” si esplica
nell’aumento delle temperature medie dell’aria e della temperatura media
radiante delle superfici esterne, in particolare nella stagione estiva. Ciò
comporta, inevitabilmente, un aumento della domanda di energia per il
condizionamento estivo degli ambienti interni e l’accentuazione delle
condizioni favorevoli alla formazione di smog fotochimico e di ozono.
Le principali cause che generano l’isola di calore sono: la concentrazione di
produzione di calore, la presenza di materiali di finitura di superfici esterne
con caratteristiche termofisiche sfavorevoli, la scarsa presenza di vegetazione
e di specchi d’acqua. Tale effetto deve essere mitigato, attraverso un’adeguata
progettazione delle aree circostanti gli edifici, privilegiando il
raffrescamento passivo degli spazi aperti e solo successivamente intervenendo
impiantisticamente nel condizionamento climatico al fine di conseguire un
risparmio energetico.
I sistemi di raffrescamento passivo degli spazi aperti urbani si basano
principalmente su:
– Qualità delle pavimentazioni scoperte;
– Albedo;
– Ombreggiatura ed evaporazione;
– Movimento acque superficiali

Art. 8
– Qualità delle pavimentazioni scoperte

Nel rispetto dell’obiettivo del contenimento delle emissioni
radianti esterne incidenti sul microclima esterno, e possibilmente dall’impatto
ambientale ridotto, la progettazione degli spazi esterni dovrà essere condotta
valutando e comparando l’utilizzo di materiali comunemente utilizzati per le
pavimentazioni esterne anche nell’ottica della conservazione di importanti
equilibri idrogeologici, oltre che dell’integrità paesaggistica.
Per le aree scoperte pertinenziali delle nuove costruzioni con destinazione
residenziale, la permeabilità del suolo dovrà essere garantita nella massima
misura consentita in relazione alla classificazione idrogeologica del sito,
fermo restando il rispetto di quanto prescritto dal Capo I del Titolo IV “Norme
di compatibilità idraulica” del vigente Regolamento Edilizio comunale.

Art. 9 – Albedo

Per Albedo si intende il coefficiente di riflessione totale
della radiazione solare su tutte le lunghezze d’onda, per cui le superfici
chiare hanno un albedo più alto delle superfici scure. Il controllo dell’albedo
prodotto dalla pavimentazione degli spazi pavimentati esterni, sia pubblici che
privati, ha come fine la riduzione delle temperature superficiali con effetti
che si riverberano sul comfort esterno, ma con benefici anche sugli spazi
chiusi, in quanto si possono ridurre i carichi di raffrescamento degli ambienti
antropizzati e garantire nel contempo effetti sul comfort e benessere delle
persone.
Tra i materiali di progetto da utilizzarsi per le superfici esterne, dovranno
essere privilegiati quelli aventi un alto coefficiente di riflessione della
radiazione solare.

Art.
10 – Ombreggiatura ed evaporazione

In relazione a quanto riportato all’articolo che precede la
progettazione del verde dovrà controllare gli effetti sul microclima dell’area,
mitigando i picchi di temperatura estivi grazie ai fenomeni combinati
dell’evaporazione e della traspirazione delle specie vegetali. Dovrà inoltre
essere valutato l’ombreggiamento delle superfici scoperte, pertinenziali
dell’edificato, al fine di poter controllare l’irraggiamento solare diretto sul
corpo di fabbrica durante le diverse ore del giorno.

Art.
11 – Movimento acque superficiali

La realizzazione di impianti d’acqua decorativi per la
sistemazione degli spazi scoperti, consente di produrre un efficace effetto sul
microclima delle aree pertinenziali dell’edificato, qualora detti spazi si
estendano per circa un 1/3 della superficie scoperta del lotto residenziale.
A tal fine, dovranno essere utilizzate prevalentemente acque provenienti da
vasche di recupero delle acque piovane, e solo in subordine potranno essere
utilizzate acque potabili, e l’impianto dovrà essere dotato di un adeguato
sistema per il ricircolo delle acque piovane opportunamente depurate.

Art.
12 – Compostaggio domestico

All’interno dei lotti edilizi è consentita la realizzazione
di adeguati spazi per il compostaggio domestico sia tramite l’utilizzo
dell’apposito contenitore “composter” sia “in cumulo” per chi possiede un
giardino o un orto ove allestire il cumulo. Il luogo più adatto ove allestire
il cumulo è una porzione di giardino o orto in prossimità di una latifoglia
caducifoglia che durante il periodo estivo ombreggia il cumulo stesso mentre in
inverno lascia filtrare i raggi solari. La predisposizione delle strutture per
la raccolta separata dei rifiuti all’interno delle proprietà private e nelle
aree pubbliche deve essere comunque coerente con le modalità di raccolta in
atto e con gli orientamenti dell’Ente gestore del servizio pubblico.
Nel caso di condomini si rimanda al regolamento condominiale la possibilità di
ubicazione del composter, o cumulo, sia nella proprietà esclusiva che nelle
parti comuni, la cui distanza, dal confine di proprietà, dovrà comunque essere
pari o superiore ai 2 ml., e rispettosa di quanto stabilito dal Codice Civile.

CAPO IV – CONTENIMENTO
ENERGETICO

Art.
13 – Isolamento termico degli edifici

Ogni intervento deve minimizzare i consumi per la
climatizzazione invernale e per il raffrescamento estivo avvalendosi delle
prestazioni dei componenti edili dell’edificio.
Allo scopo di migliorare le prestazioni energetiche dell’involucro e, quindi,
di ridurre le dispersioni di calore nella stagione invernale (e le entrate di
calore in quella estiva), è auspicabile effettuare l’isolamento termico
dell’edificio sulla parte esterna dell’involucro del fabbricato eliminando le
problematiche inerenti i ponti termici delle strutture.

Art.
14 – Centrali termiche

Negli edifici di nuova costruzione ed in quelli in cui è
prevista la completa sostituzione dell’impianto di riscaldamento o del solo
generatore di calore, è obbligatorio l’impiego di sistemi di produzione di
calore ad alto rendimento.
Negli interventi di nuova edificazione, con più di sei unità abitative, è fatto
obbligo l’impiego di impianti di riscaldamento centralizzato, nei quali deve
essere previsto un sistema di gestione e di contabilizzazione individuale dei
consumi.
L’impianto per la produzione di energia deve essere dotato di marcatura del rendimento
energetico ai sensi del DPR 660/1996, di cui dovrà essere certificata la
conformità, con contabilizzazione del calore e termoregolazione per ogni
singola unità abitativa.

Art.
15 – Impianti di raffrescamento

Negli edifici di nuova costruzione con più di sei unità
abitative, in sede progettuale dovrà essere prevista l’installazione di un
gruppo frigorifero centralizzato, ovvero dovrà essere individuato e realizzato
l’apposito vano destinato a contenere l’ingombro frigorifero e la relativa rete
di distribuzione ai terminali di erogazione, quali ventilconvettori, o sistemi
radianti a pannelli o a pavimento.
L’intervento deve prevedere un sistema di gestione e di contabilizzazione
individuale dei consumi.

Art.
16 – Regolazione locale delle temperature dell’aria

All’interno dei locali di edifici di nuova edificazione, è
reso obbligatorio installare opportuni sistemi di regolazione della temperatura
dell’aria, quali valvole termostatiche, o termostati, che, agendo sui singoli
elementi di diffusione del calore, garantiscano il mantenimento della
temperatura dei singoli ambienti riscaldati entro i livelli prestabiliti, anche
in presenza di apporti gratuiti quali la presenza di persone, o l’irraggiamento
solare.
Per gli edifici esistenti, le disposizioni di cui sopra si applicano in caso di
interventi di rifacimento della rete di distribuzione del calore.

Art.
17 – Sistemi di ventilazione meccanica controllata

L’installazione di sistemi di ventilazione meccanica
controllata (VMC) garantisce un’efficace ventilazione degli ambienti. Un
sistema di ventilazione controllata permette di convogliare l’aria viziata
(contenente sostanze inquinanti, vapore acqueo e cattivi odori) dagli ambienti
interni all’esterno con l’ausilio di appositi ventilatori. L’aria prelevata dall’esterno
viene immessa nei locali interni attraverso diffusori incassati nei muri
perimetrali o attraverso una rete di condotte. L’aria di ricambio viene
distribuita uniformemente nell’abitazione per mezzo di apposite bocchette.
La ventilazione meccanica controllata è una scelta impiantistica ottimale se
applicata a edifici ben coibentati e a basso consumo energetico. Involucri e
serramenti efficienti, infatti, da una parte assicurano elevate prestazioni in
termini di risparmio energetico, dall’altra rendono una casa “impermeabile”
all’ambiente esterno. Proprio per questo motivo un costante ricambio d’aria
diventa particolarmente importante, pena la bassa salubrità dell’aria interna.
Affidarsi semplicemente alla ventilazione naturale comporta, in inverno, il
rischio di elevate dispersioni di calore.

Art.
18 – Impianti a biogas

Nelle zone agricole, per gli edifici e gli impianti di nuova
costruzione è consentita, ed auspicata, l’installazione di macchinari per la
produzione di calore alimentati da biomasse, qualora vi siano i presupposti, in
abbinamento agli eventuali impianti termici già presenti.
Tali impianti, sono particolarmente raccomandati qualora nell’azienda agricola
si sia in presenza di allevamenti intensivi di bestiame.

Art.
19 – Illuminazione artificiale interna

Negli interventi di nuova edificazione, per tutti gli
edifici pubblici e per gli edifici privati destinati al terziario, nonché per
le sole parti comuni degli edifici residenziali dotati di almeno sei unità
abitative, è fatto obbligo l’installazione di dispositivi che permettano di
controllare i consumi di energia elettrica derivanti dall’illuminazione, quali:
interruttori locali, interruttori a tempo, controlli azionati da sensori di
presenza, o controlli azionati da sensori di illuminazione naturale.
In particolare, per gli edifici residenziali dovrà essere prevista
obbligatoriamente, nei vani scala interni e nelle parti comuni, l’installazione
di interruttori crepuscolari o a tempo; mentre, per gli edifici con
destinazione d’uso terziario, è obbligatoria l’installazione di dispositivi per
la riduzione dei consumi elettrici succitati.

Art.
20 – Schermature

Ai fini della riduzione delle dispersioni e del contenimento
energetico è fondamentale che l’edificio sia correttamente isolato termicamente
sulle superfici esterne, e che sia ridotta contemporaneamente anche
l’estensione delle superfici vetrate sulle pareti che ricevono poca radiazione
solare.
E’ necessario che le superfici vetrate siano protette, quando possibile con
schermature fisse o mobili in grado di assicurare ombreggiature nelle ore calde
e di maggiore insolazione, evitando che la radiazione solare diretta penetri
all’interno dell’edificio.
La vegetazione, o altro genere di schermature, dovrà essere disposta, in modo
tale da massimizzare l’ombreggiamento estivo delle superfici degli edifici. In
tal caso, la chioma degli alberi utilizzati deve situarsi a non più di 1,5
metri di distanza dalla facciata da ombreggiare quando esposta ad est o ovest;
non più di 1 metro di distanza dalla facciata da ombreggiare quando esposta a
sud. È consigliabile che anche le parti più basse delle pareti perimetrali
degli edifici esposte a est, ovest e sud, vengano ombreggiate per mezzo di
cespugli.
Anche l’uso di vegetazione sulle superfici orizzontali e verticali, quale
schermatura, consente la riduzione dell’assorbimento della radiazione solare
estiva, e riduzione della dispersione per convezione in inverno.

Art. 21 – Ventilazione

Negli interventi di nuova edificazione dovranno essere
previste soluzioni che consentano la ventilazione naturale degli spazi che
compongono il corpo edilizio, prioritariamente mediante la forma e
l’orientamento dell’edificio stesso.
Dovrà a tal fine essere tenuta presente la disposizione degli ambienti in cui
si svolge la maggior parte della vita abitativa e degli spazi che invece hanno
meno bisogno di riscaldamento e illuminazione, attraverso l’impiego di
opportune configurazioni planimetriche e formali.
Configurazioni volumetriche molto compatte sono in grado di ridurre le dispersioni
di calore ed aumentare i guadagni di radiazione solare quando la temperatura
esterna è maggiore di quella interna. L’impiego di forme più aperte
dell’edificio consente maggiori scambi per la ventilazione, determina
l’ampiezza delle superfici corrispondenti alle diverse esposizioni, influenza
la possibilità di raccogliere e di immagazzinare la radiazione solare
interagendo contestualmente con i venti dominanti della zona.
Per ogni alloggio è auspicabile la presenza di almeno due fronti dotati di aperture.

Art.
22 – Produzione di energia idroelettrica

L’impianto di produzione di energia idroelettrica è
finalizzato allo sfruttamento dell’energia potenziale posseduta dalla corrente
di un corso d’acqua. L’energia prodotta da tali impianti è da classificarsi a
tutti gli effetti come energia rinnovabile, in quanto l’acqua può essere
utilizzata infinite volte allo stesso scopo senza depauperamento.
In assenza di documentati impedimenti di natura tecnico/amministrativi o
funzionale, quali ad esempio scarsa portata d’acqua o diniego degli enti
preposti all’autorizzazione dell’utilizzo di appositi impianti, per gli edifici
di nuova costruzione prospicienti i corsi d’acqua e per il recupero di
complessi molitori preesistenti è obbligatoria l’installazione di impianti per
la produzione di energia idroelettrica al fine di garantire un apporto di
energia rinnovabile, in ragione della portata del flusso, eventualmente ad
integrazione dell’impianto tradizionale.

Art.
23 – Produzione di energia elettrica con pannelli fotovoltaici

Nelle nuove costruzioni deve essere prevista l’installazione
di impianti per la produzione di energia elettrica costituiti da pannelli
fotovoltaici in misura tale da garantire una produzione energetica non
inferiore a 1 kwh per unità immobiliare abitativa, compatibilmente con
possibili impedimenti di carattere tecnico che, in tal caso, dovranno risultare
palesi, ed asseverati dal professionista incaricato, nella relativa relazione
tecnica che accompagna il progetto edilizio.
Nelle nuove costruzioni ad uso artigianale o industriale, aventi superficie
lorda di pavimento maggiore o uguale a 100 mq, deve essere prevista
l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica derivanti da
fonti rinnovabili in modo tale da garantire una produzione energetica atta al
completo soddisfacimento delle esigenze derivanti dall’intervento produttivo,
con un minimo di 5 kwh, compatibilmente, con gli eventuali limiti tecnici e
modalità operative di cui sopra.

Art.
24 – Fonti energetiche rinnovabili

Nei
progetti degli impianti termici, di climatizzazione e della produzione di acqua
sanitaria, per edifici di nuova costruzione e per le ristrutturazioni di
edifici esistenti, sia pubblici che privati, è obbligatorio prevedere
l’utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione di energia termica e per
raffreddamento estivo, anche in occasione di interventi finalizzati
all’installazione di un nuovo impianto termico, ovvero nel caso di
ristrutturazione di impianti termici esistenti, in coerenza con le disposizioni
normative vigenti in materia.

Art. 25 – Serre solari

Sia nelle nuove costruzioni, che in quelle esistenti, è
possibile prevedere la chiusura con vetrati trasparenti di logge e di terrazze
al fine di realizzare una serra solare come definite dalla normativa regionale
vigente.
Tali interventi, opportunamente ponderati in sede progettuale e supportati da
relazione tecnica, possono contribuire al risparmio energetico ed al comfort
dell’abitare.
La struttura di chiusura dovrà essere completamente trasparente, fatto salvo
l’ingombro della struttura di supporto; e dovrà essere apribile ed
ombreggiabile, cioè dotata di opportune schermature mobili o rimovibili per
evitare il surriscaldamento estivo.
La relazione tecnica che accompagnerà l’istanza per legittimare l’intervento
dovrà valutare il guadagno energetico, tenuto conto dell’irraggiamento solare,
calcolandolo secondo quanto disposto dalla normativa UNI, su tutta la stagione
di riscaldamento ed altresì determinare la mancata emissioni di CO2.

Art. 26 – Geotermia a bassa entalpia

Questi impianti non hanno nessun impatto estetico, il calore
viene prelevato da un sensore interrato (rete di serpentine invisibili ed
inalterabili, interrate in una zona del giardino). Le serpentine nel terreno
sono degli scambiatori di calore disposti orizzontalmente a 1-2 m di profondità
in terreni sciolti e possono essere disposte nel terreno secondo diverse forme:
areale, come trincee, pali ecc.
Le tecnologie a bassa temperatura hanno bisogno di una pompa di calore che
toglie energia termica dal sottosuolo (mediamente tra i 15 e i 100 m la
temperatura varia di pochi gradi dal valore medio di 15 °C) e lo aggiunge al
circuito di riscaldamento, quest’ultimo preferibilmente è un sistema a bassa
temperatura, ad esempio un riscaldamento a serpentine.
La geotermia a bassa entalpia sfrutta quindi il sottosuolo come serbatoio di
calore, per cui nei mesi invernali il calore del terreno viene estratto e
utilizzato per il riscaldamento di un edificio, mentre in estate viene
trasferito il calore in eccesso di un edificio (raffrescamento) riimmettendolo
nel terreno.
L’impianto che permette questo trasferimento di calore dal terreno verso
l’edificio e viceversa è costituito da due elementi importanti: la sonda
geotermica e la pompa di calore.
Le emissioni di anidride carbonica ed i consumi energetici per la produzione di
acqua calda sanitaria e/o per riscaldamento o raffrescamento si possono ridurre
mediante lo sfruttamento dell’energia geotermica a bassa entalpia.

Art.
27 – Green roof o tetto verde

Con il termine Green roof, o tetto verde, si indica un tipo
di copertura che utilizza, come rivestimento, la terra e la vegetazione. Un
tetto verde può essere parzialmente o completamente coperto di vegetazione, su
substrato di coltura, piantato su membrana impermeabilizzante, e può anche
includere ulteriori strati, come una barriera radice e sistemi di drenaggio e
di irrigazione.
Il tetto verde assolve a diversi scopi in un edificio: assorbe l’acqua piovana
abbattendo i picchi di deflusso idrico, funge da isolante termico riducendo le
dispersioni termiche ed il consumo energetico, riduce l’inquinamento sonoro,
trattiene le polveri inquinanti, contribuisce ad abbassare la temperatura
dell’aria urbana contrastando l’effetto isola di calore assorbendo l’energia
del sole.

Art.
28 – Pareti verdi

Le pareti verdi vengono realizzate nella parte esterna degli
edifici e possono essere utilizzati i muri di cinta o strutture autoportanti su
cui piantare le varie essenze vegetali. La realizzazione di pareti verdi consente
di ottenere un maggiore isolamento termico, contribuendo al contenimento del
consumo di energia sia in estate che in inverno, oltre agli altri benefici già
segnalati nel caso di un tetto verde.
Una corretta realizzazione di tali strutture richiede, per il suo mantenimento,
un adeguato sistema di irrigazione e di drenaggio.
Un adeguato e corretto uso combinato di tetti e pareti verdi, potrebbe
costituire un valido sistema per la mitigazione ed il miglior inserimento
ambientale di aree industriali o artigianali, capaci di incidere positivamente
nell’ambito del microclima esterno.

CAPO V
MATERIALI EDILI IMPIEGATI

Art.
29 – Utilizzo dei materiali ecosostenibili

Ai fini della sostenibilità ambientale e della qualità
edilizia, per la realizzazione di edifici di nuova costruzione o interventi di
ristrutturazione edilizia, dovranno essere utilizzati materiali e finiture
naturali e/o riciclabili, cosiddetti materiali ecosostenibili, che si
caratterizzano, nel loro intero ciclo di vita, da un basso consumo di energia
ed un basso impatto negativo sull’ambiente.
Si auspica che tutti i materiali da costruzione, o la maggior parte degli
stessi, risultino caratteristici della tradizione locale, e la cui provenienza
sia a “km 0”.
Molti sono i marchi di certificazione dei materiali bioedili; tra questi
l’Ecolabel rappresenta un marchio europeo di qualità ecologica che per alcuni
componenti edilizi permette di scegliere i prodotti il cui intero ciclo di vita
comporta il minor impatto ambientale. Per tutti gli altri è necessario fare
riferimento alle altre certificazioni o alle schede tecniche, etichette fornite
dalle ditte produttrici.
L’impiego di materiali ecosostenibili deve comunque garantire il rispetto delle
normative riguardanti il risparmio energetico e la qualità acustica degli
edifici.

Art.
30 – Criteri di individuazione dei materiali da costruzione

Nel perseguimento degli obiettivi del presente regolamento,
si auspica che la scelta dei materiali da impiegarsi nelle costruzioni ricada
preferibilmente tra quelli che garantiscono il rispetto dei requisiti di
bio-compatibilità ed eco-sostenibilità e che rispondano ai seguenti criteri:
a) materiali naturali e non nocivi – si dovranno scegliere materiali privi di
sostanze nocive per la salute e per l’ambiente, materiali cioè con contenuto
basso o nullo di sostanze ed emissioni tossiche;
b) provenienza e tecniche costruttive locali – l’esigenza è quella di favorire
l’impiego di materiali da costruzione locali, in modo da contenere i costi
ambientali di trasporto e promuovere l’economia locale. Utilizzare materiali a
km 0, ossia provenienti dal territorio locale (con un raggio di provenienza max
di 60-100 km), significa ridurre le emissioni di CO2 causate dai mezzi di
trasporto, oltre che recuperare e valorizzare le tecniche costruttive locali;
c) materiali tradizionali e legni locali – andranno privilegiati materiali
tradizionali, quali pietra, legno, laterizio, al fine di incentivare il
recupero e la salvaguardia delle risorse legate alla tradizione produttiva
locale. Il legno da costruzione non dovrà provenire da specie protette ed
alloctone, come nel caso dei legni tropicali, o provenienti da cicli di
lavorazione ad alto impatto ambientale;
d) riciclabilità dei materiali edili – dove possibile, sarebbe opportuno
favorire il recupero ed il riciclo dei materiali edili durante le fasi di
demolizione e/o di riutizzo. E’ altresì preferibile l’utilizzo di materiali
prodotti con materie prime rinnovabili e caratterizzati da un basso consumo
energetico, ai fini della loro estrazione, produzione, distribuzione e
smaltimento;
e) materiali isolanti termoacustici – per la coibentazione termica ed acustica,
è preferibile l’impiego di materiali isolanti naturali esenti da prodotti di
sintesi chimica, quali formaldeide e da fibre potenzialmente dannose. I
materiali isolanti termoacustici è bene che abbiano caratteristiche di
permeabilità al vapore, di alta traspirabilità, di elettrostaticità neutra, di
inattaccabilità da muffe, funghi, e di massima durabilità nel tempo, nelle
misure stabilite dalla normativa vigente. Materiali isolanti, come la fibra di
legno (anche mineralizzata) e la fibra di cellulosa (sotto forma di fiocchi,
granuli, pannelli), la canapa, il sughero, la lana di pecora, creano condizioni
climatiche ottimali all’interno degli ambienti abitabili.

Art.
31 – Tutela dall’amianto

In tutti gli interventi sul patrimonio edilizio si dovrà
preliminarmente valutare l’eventuale presenza di amianto. Qualora riscontrato,
se ne dovrà garantire la rimozione, ovvero si dovrà prevedere la messa in
sicurezza al fine di ridurre il rischio di rilascio di fibre libere
nell’ambiente, sia quello dovuto a degrado spontaneo dei materiali, che quello
dovuto ad interventi di qualsiasi natura sui materiali stessi. L’amianto può
essere presente in matrice friabile, che risulta più pericoloso in quanto è
maggiore la possibilità di rilascio di fibre di amianto, o in struttura
compatta, come nel caso delle coperture in cemento-amianto.
E’ possibile bonificare i manufatti contenenti amianto operando attraverso, la
rimozione, il confinamento, o l’incapsulamento. Il metodo preferibile, tra
quelli evidenziati, è sicuramente la rimozione, a cui segue lo smaltimento.
Tutti gli interventi di bonifica dell’amianto devono essere condotti nel
rispetto della specifica normativa in materia, nonché di quella edilizia. Gli
interventi di rimozione delle coperture di cemento amianto devono essere
comunicate al comune di Treviso al fine dell’aggiornamento del censimento delle
coperture in eternit, specificando i mq. di superficie rimossa.

Art.
32 – Utilizzo di materiale a basso rilascio di fibre minerali ed emissione VOC

Al fine di migliorare la qualità dell’aria negli ambienti e
di ridurre l’inquinamento degli ambienti destinati ad essere abitabili, è
opportuno effettuare il controllo sulla presenza degli agenti inquinanti
rappresentati dal presenza di fibre minerali naturali o artificiali, ovvero da
composti organici volatili VOC (Volatile Organic Compounds), tra i quali il più
importante è la formaldeide.
Nel caso di nuovi interventi, ovvero nel caso di ampliamento o di interventi
che prevedano il ripristino, la sostituzione, l’eliminazione, la modifica e/o
l’inserimento di nuovi elementi nell’edificio esistente, è opportuno
privilegiare materiali VOC-free e tecnologie appropriati e certificati,
rispondenti ai livelli minimi previsti dalle norme UNI e/o da normative
nazionali o internazionali, per ottenere la massima riduzione possibile delle
emissioni di VOC.

CAPO VI – CONSUMI D’ACQUA

Art.
33 – Riduzione del consumo di acqua potabile

Nel caso di nuove costruzioni o di interventi di
ristrutturazione che interessino il rifacimento dell’impianto idrico, al fine
di ridurre il consumo di acqua potabile, è obbligatoria l’utilizzo di
dispositivi per la regolamentazione del flusso dei rubinetti miscelatori
monocomando o frangigetto, e per la regolazione del flusso di acqua dalle
cassette di scarico dei servizi igienici (sciacquoni a doppio tasto o con tasto
di fermo per graduazione continua).
E’ inoltre consigliata l’adozione delle seguenti misure:
– il recupero e il riutilizzo delle acque meteoriche;
– il riutilizzo delle acque reflue e in particolare l’alimentazione delle
cassette di scarico con le acque grigie provenienti dagli scarichi di
lavatrici, vasche da bagno e docce;
– l’utilizzo delle acque di prima falda per l’alimentazione delle cassette di
scarico;
la tutela delle acque sotterranee.
Inoltre nel caso di interventi ad attuazione indiretta, che prevedano di
realizzare aree verdi da cedere e/o asservire all’uso pubblico, di superficie
superiore a 1000 mq è possibile il recupero e il riutilizzo delle acque
meteoriche, previa opportuna depurazione, per l’irrigazione di dette aree
verdi.

Art.
34 – Il recupero e il riutilizzo delle acque meteoriche

Qualora si voglia conseguire il recupero e il riutilizzo
delle acque meteoriche, raccolte dalle coperture degli edifici e/o dai
piazzali, le coperture dei tetti e degli altri spazi scoperti devono essere
munite di canali di gronda impermeabili atti a convogliare le acque meteoriche
in una vasca di accumulo, o in strutture idonee allo scopo di riutilizzarle
attraverso un sistema a caduta o di sollevamento.
In base al tipo di utilizzo previsto per tali acque, è necessario scegliere un
sistema di trattamento depurativo.
Le acque meteoriche, raccolte e depurate, possano essere impiegate per:
irrigare le aree verdi pertinenziali e i giardini, lavare le auto, lo scarico
dei servizi igienici, alimentare le pompe di calore o i sistemi di
climatizzazione estiva.
In tal caso dovrà essere realizzato un impianto con doppie condutture
idrauliche (rete duale), separando l’acqua potabile da quella che alimenta i
rubinetti dai quali si vuole erogare acqua piovana per tutti gli usi non
potabili consentiti, e le bocchette di tale impianto idrico dovranno essere
dotate di dicitura “acqua non potabile”.
Al fine di poter riutilizzare le acque meteoriche dilavanti le superfici
scoperte, è necessario adottare tutte le misure atte ad evitare l’inquinamento
delle stesse. Pertanto sono vietati:
– gli accumuli all’aperto di materie prime, di prodotti e sottoprodotti che
possano essere causa di fenomeni di trascinamento o di solubilizzazione di
inquinanti da parte delle acque meteoriche, a meno che l’area di movimentazione
e stoccaggio dei materiali non sia pavimentata e venga dotata di una rete di
raccolta delle acque piovane;
– gli scarichi provenienti da locali adibiti a autolavaggi, autofficine,
impianti di distribuzione del carburante, ed in generale da quei locali dove,
per la natura delle operazioni svolte, si possano verificare situazioni di
rischio di inquinamento delle acque meteoriche. Questi dovranno avere
pavimentazioni impermeabili, realizzate con idonea pendenza verso fosse di
raccolta, e dovranno essere muniti di dispositivi separatori per oli, grassi e
idrocarburi oltreché di apparecchiature od impianti idonei a separare le
sostanze inquinanti;
– gli scarichi diretti sulla linea delle acque bianche di acque saponate o di
altre sostanze inquinanti.

Art.
35 – Il riutilizzo delle acque reflue

Per ridurre il consumo di acqua potabile è inoltre possibile
convogliare in appositi serbatoi, oltre alle acque meteoriche, anche i reflui
derivanti da usi alimentari, cioè le acque che derivano dal lavaggio di frutta
e verdura. Tali reflui contengono solo inerti, come sabbia e polveri, e
sostanze organiche, quali residui di foglie, bucce, piccioli, semi ecc., e sono
facilmente eliminabili attraverso filtraggio e decantazione.
Per riutilizzare le acque reflue domestiche nel loro complesso, è invece
necessario sottoporle a trattamenti appropriati per migliorarne la disinfezione
e la qualità, tenendo presente che, la separazione delle acque grigie da quelle
nere, facilita molto la gestione e la depurazione degli scarichi.
Il sistema di depurazione in genere è composto da un trattamento primario per
l’eliminazione dei grassi, delle schiume, dei solidi, e da un trattamento
secondario (fitodepurazione, ossidazione e filtrazione mediante membrane,
Sequencing Batch Reactors, etc), fondamentale per raggiungere un buon
abbattimento del carico inquinante.
Ovviamente la rete di distribuzione di tali acque non può essere collegata a
quella potabile e le relative bocchette devono essere dotate di dicitura “acqua
non potabile”.
È tuttavia possibile il solo riutilizzo delle acque grigie (provenienti dagli
scarichi di lavatrici, vasche da bagno e docce) senza alcuna depurazione, per
la cassetta di scarico nel WC. Si può in questo caso installare specifico
serbatoio separando la rete di adduzione alla cassetta da quella della rete
dell’acqua potabile.

Art.
36 – La tutela delle acque sotterranee

Per migliorare la qualità dei corpi idrici e per il
raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale e per specifica
destinazione delle acque, nel rispetto di quanto previsto anche dal Piano di
tutela delle acque è fatto obbligo che:
– I prelievi per uso domestico non superino il limite di 0,1 l/s, quale portata
media giornaliera;
– I prelievi per altri usi abbiano portate e volumi proporzionati alle
effettive necessità;
– I pozzi ad uso domestico siano dotati di apparecchi di misura dei consumi, in
portata e volume;
– Per i pozzi a salienza naturale siano installati dispositivi di regolazione
atti ad impedire l’erogazione dell’acqua a getto continuo, limitandola ai
periodi di effettivo utilizzo.

CAPO VII
INQUINAMENTO ACUSTICO E LUMINOSO

Art.
37 – Riduzione dell’inquinamento acustico

I principali elementi edilizi che possono contribuire ad
abbattere l’inquinamento acustico, se opportunamente progettati, riguardano:
gli elementi di facciata di uno stabile, gli elementi di separazione tra unità
immobiliari adiacenti, gli elementi strutturali orizzontali.
Un livello ottimale di isolamento acustico di facciata o dell’involucro
edilizio contribuisce notevolmente al comfort dell’abitare.
Anche attraverso una ottimale distribuzione degli ambienti interni possono
essere ridotta le capacità fonoassorbenti delle partizioni interne. Fatto salvo
il rispetto delle norme del regolamento edilizio, nonché dei requisiti acustici
passivi indicati nel DPCM 5.12.97, nella progettazione di nuovi edifici o di
ampliamenti, ristrutturazioni, le scelte tecniche e progettuali devono essere
ispirate a criteri di minimizzazizone degli effetti dell’inquinamento acustico
sigli utilizzatori degli edifici stessi.
In linea con gli orientamenti della bio sostenibilità, è auspicato l’utilizzo
di materiali naturali con idoneo potere fonoassorbente quali le fibre di legno,
lana di pecora, o i materiali riciclati.

Art.
38 – Riduzione dell’inquinamento luminoso

Per inquinamento luminoso si intende ogni forma di
irradiazione di luce artificiale che si disperda al di fuori delle aree cui
essa è funzionalmente dedicata e, in particolare, oltre il piano
dell’orizzonte.
Tale forma di irradiazione corrisponde ad un’alterazione dei livelli di luce
naturalmente presenti nell’ambiente notturno. L’inquinamento luminoso notturno
è causato da luce diffusa da fonti di luce non schermate e da riflessioni che
illuminano polvere, detriti e vapore, presenti in atmosfera. Ogni intervento
volto a limitare l’inquinamento luminoso migliora la qualità dell’ambiente e
riduce i consumi elettrici necessari per l’illuminazione esterna.
Le azioni finalizzate alla riduzione dell’inquinamento luminoso dovrebbero
consentire: di abbattere i livelli di luminanza entro i livelli minimi previsti
dalle norme di sicurezza, di perseguire un uso razionale delle fonti
energetiche contenendo il flusso luminoso disperso.
Al fine di ridurre al minimo le dispersioni verso la volta celeste ed il
riflesso sugli edifici è auspicabile l’utilizzo di corpi illuminanti con
diversa altezza per le zone carrabili e per quelli ciclabili/pedonali, ma
sempre con flusso luminoso orientato verso il basso, nelle aree esterne di
edifici esistenti.
Per limitare al massimo i consumi elettrici nell’illuminare strade o aree
pubbliche, e nel contempo limitare al massimo l’inquinamento luminoso, è
possibile, utilizzare i seguenti accorgimenti:
– riduttori di flusso si possono abbassare i consumi, e si può accrescere la
vita delle lampade diminuendo di conseguenza le spese di manutenzione;
– cablaggio bipotenza ed un timer è possibile, dopo una certa ora, che le
lampade lavorino a potenza ridotta.
– sensori a raggi infrarossi, con i quali le luci si accendono solo al
passaggio di una persona, rimanendo accese solo per qualche minuto.
Sono considerati antinquinamento luminoso e a ridotto consumo energetico gli
impianti realizzati in modo che le superfici illuminate non superino il livello
minimo previsto dalle norme di sicurezza specifiche, ovvero, gli impianti
provvisti di appositi dispositivi in grado di ridurre, entro le ore
ventiquattro, l’emissione di luce, degli impianti in misura non inferiore a 30%
rispetto al pieno regime di operatività.

CAPO VIIIINQUINAMENTO
ELETTROMAGNETICO

Art.
39 – Inquinamento elettromagnetico

Gli ambienti interni degli edifici subiscono gli effetti
dell’inquinamento elettromagnetico, dovuto, da una parte dalle emissioni degli
apparati e dispositivi elettrici ed elettronici e ai componenti dell’impianto
di distribuzione dell’energia elettrica dell’edificio, quali conduttori, quadri
elettrici, cabine elettriche, dorsali, e, dall’altra, dai campi magnetici
emessi da sorgenti esterne come le linee elettriche ad alta, media e bassa
tensione, stazioni radio base (SRB) per la telefonia cellulare, ripetitori
radio e TV, sistemi per la radiocomunicazione.
Al fine di garantire livelli di esposizione, tra i più bassi possibili, è
opportuno che in fase di progettazione si valuti attentamente la presenza delle
sorgenti di campo, per poi adottare le misure ritenute più idonee.

Art.
40 – Riduzione dell’esposizione a campi elettromagnetici ad alta frequenza

Nel caso di campo elettromagnetico ad alta frequenza, dovrà
essere preventivamente verificato il livello di campo presente nel sito di
edificazione. Per minimizzare il campo elettromagnetico sarà quindi necessario
considerare: la disposizione del fabbricato, la disposizione degli ambienti
dove si soggiorna maggiormente, la realizzazione di opere murarie e di ostacoli
che attenuino il campo elettromagnetico ad alta frequenza, infine l’adozione di
possibili schermature per limitare l’esposizione ai campi. Tutti gli intervento
edilizi dovranno comunque relazionarsi con il Piano Antenne di cui è dotato il
Comune di Treviso.

Art.
41 – Riduzione dell’esposizione a campi elettromagnetici a bassa frequenza

Per campi elettromagnetici a bassa frequenza– 50 Hz. è
necessario che ogni intervento adotti accorgimenti al fine di minimizzare
l’esposizione a tali campi all’interno dell’area e/o degli edifici con
permanenza prolungata di persone.
Per minimizzare l’esposizione, si possono considerare diverse misure, tra le
quali:
– Interventi sulle linee, come la compattazione dei conduttori,
l’ottimizzazione della disposizione delle fasi per linee in doppia terna,
l’innalzamento delle linee, lo spostamento dei cavi, l’interramento dei cavi a
medio/bassa tensione, che possono essere effettuati in accordo con l’ente
gestore a seconda dei casi;
– La disposizione degli ambienti dove si soggiorna maggiormente in modo da
minimizzare l’esposizione a questi campi;
– L’eventuale allontanamento del fabbricato, all’interno di un lotto, dalle
linee e dagli impianti di trasformazione, in quanto il campo elettromagnetico
diminuisce con la distanza;
– Interventi che evitino l’adiacenza delle principali sorgenti di campo
magnetico presenti nell’edificio con gli ambienti interni, mantenendo quindi la
massima distanza possibile da cabine elettriche secondarie, quadri elettrici,
montanti e dorsali di conduttori; a livello del lotto, evitando inoltre di
collocare l’edificio presso stazioni e cabine primarie;

Art.
42 – Riduzione dei campi magnetici generati da sorgenti interne all’edificio

L’inquinamento elettromagnetico negli ambienti interni è
dovuto anche alle emissioni degli apparati e dispositivi elettrici ed
elettronici e a tutti i componenti dell’impianto di distribuzione dell’energia
elettrica dell’edificio. Pertanto per ridurre tali campi magnetici è opportuno:
– Mantenere la massima distanza possibile tra ogni principale sorgente di campo
magnetico dell’edificio e le camere o gli spazi destinati all’attività
principale;
– Adottare dispositivi di riduzione di campo magnetico ed elettrico sulla rete
di distribuzione realizzando l’impianto elettrico con cavi elettrici schermati
e/o twistati, scegliendo un percorso di distribuzione dell’energia senza
formare anelli e gabbie ma secondo schemi cosiddetti a “Stella” e dotando
l’impianto di disgiuntori di rete nelle zone notte e nelle altre zone di
riposo.

CAPO IX
ATTIVITÀ DI CANTIERE

Art.
43 – Organizzazione del cantiere

Tutti gli interventi urbanistico-edilizi devono essere
condotti cercando di eliminare o ridurre al massimo gli inconvenienti per le
abitazioni circostanti, come rumori e polveri diffuse. Dovrà essere altresì
evitata la contaminazione delle matrici ambientali, in particolar modo del
suolo e delle acque, che si potrebbero determinare in fase realizzazione e
gestione di un cantiere.
Per quanto riguarda le acque, le emissioni in atmosfera ed i rifiuti, risulta
necessario il rispetto relativamente a:
– Limitazione delle polveri
– Tutela delle risorse idriche e del suolo
– Rumore
– Depositi e materiali
– Suolo e scavi
– Rifiuti del cantiere
– Ripristino delle aree utilizzate come cantiere secondo la normativa di
riferimento vigente in materia.

CAPO X – INTERVENTI PUBBLICI

Art.
44 – Illuminazione pubblica

Ai fini di limitare i consumi energetici, la rete ed i
sistemi di illuminazione pubblica potranno essere realizzati con componenti al
LED e dotati, ove possibile, di pannello fotovoltaico tale da rendere autonoma
o integrativa la fonte energetica di sostentamento dell’impianto. In sede di
progettazione dovrà comunque essere dimostrato di aver utilizzato il sistema
più idoneo per miglior rapporto rendimento lumen/Watt.
Nella progettazione, realizzazione e gestione degli impianti di pubblica
illuminazione, potranno essere adottati sistemi automatici di controllo e
riduzione del flusso luminoso.
L’impianto dovrà essere dotato di sistemi di spegnimento programmato, entro i
limiti delle esigenze di pubblica sicurezza.
Nell’ambito della pianificazione attuativa si auspica che l’intero sistema di
illuminazione pubblica, da realizzarsi a scomputo oneri, risulti
autosufficiente nel consumo energetico attraverso l’uso di fonti alternative.

Art.
45 – Parcheggio pubblico

In tutte le aree destinate a parcheggio pubblico o di uso
pubblico potrà essere prevista la possibilità di realizzare superfici, quale
copertura agli stessi, tali da contenere i pannelli fotovoltaici.
Inoltre, ai fini di ridurre l’inquinamento prodotto dai gas di scarico delle
auto, è consigliabile schermare tali aree a parcheggio mediante la
realizzazione di una doppia o tripla siepe di essenze arboree ed arbustive
autoctone.

NOTE:

Settore responsabile: Settore Pianificazione Territoriale e
Urbanistica e Settore Ambiente e S.U.
Approvazione / Ultima modifica: Deliberazione di Consiglio comunale n. 49 del 28.10.2019
Contenuto ultima modifica: articolo 24



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Data ultima modifica: 30/12/2019